Bisceglie, senza tirare in porta non si segna e non si vincono le partite. E ci si ritrova ai playout

di Vincenzo Murgolo
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Da evitabili a probabili, da probabili a sicuri. Lo stop casalingo di sabato contro il Rieti condanna il Bisceglie a giocarsi la permanenza in Serie C attraverso i playout. I risultati delle ultime due giornate stabiliranno l’avversario dei nerazzurri, viste le recenti modifiche al regolamento.

Per spiegare la sconfitta pre-pasquale del “Ventura” è corretta la chiave di lettura fornita in sala stampa da Vanoli. Il tecnico ha infatti ammesso che il Bisceglie si esalta quando deve soprattutto contenere un avversario più forte (pareggi contro Juve Stabia e Trapani, vittorie contro Catanzaro e Catania), facendo invece molta più fatica quando si tratta di impostare la partita. Del resto, avendo il Rieti due risultati su tre a disposizione, era fatale che dovessero essere i nerazzurri a fare la partita. E invece, complice anche il modo arguto e intelligente con cui Capuano ha preparato la gara, il Bisceglie ha reso il numero uno (pardon, 27!) avversario, Marcone, spettatore non pagante, eccezion fatta per un paio di conclusioni neanche troppo irresistibili.

Già, perché senza tirare in porta diventa difficile segnare e impossibile vincere le partite. E magari si devono ringraziare anche il proprio portiere e l’imprecisione degli attaccanti avversari se al triplice fischio dell’arbitro il passivo non è maggiore. Del resto i numeri sono impietosi: nelle ultime sei partite il Bisceglie non ne ha vinta nessuna e ha segnato un solo gol, peraltro ininfluente ai fini del risultato finale. Poi sicuramente hanno giocato un ruolo importante la penalizzazione e la modifica del regolamento per i playout, ultima spia di un problema ben più ampio (si leggano, a tal proposito, un bel po’ di editoriali passati). Ma i numeri citati rappresentano un ruolino di marcia troppo misero per poter ambire a una salvezza diretta. E per affrontare nel modo giusto gli spareggi per evitare la retrocessione serviranno altri numeri, ma soprattutto un approccio ben diverso da quello visto nel caldo e soleggiato pomeriggio pre-pasquale.

 

 

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